La certezza del diritto esige che le norme giuridiche siano chiare, precise e prevedibili nei loro effetti, in particolare quando possano avere conseguenze sfavorevoli per gli individui e le imprese.

Tar Lazio - Roma, Sezione Seconda Quater, sentenza n. 5462 del 20 giugno 2011

Mercato: Tlc

Tema: rete gsm su infrastruttura ferroviaria - autorizzazione paesaggistica

Autorità: Tar Lazio - Roma, Sezione Seconda Quater

Provvedimento: sentenza n. 5462 del 20 giugno 2011

In Pillole: Il legislatore ha ritenuto di dover sopprimere ogni riferimento all’ordinaria disciplina autorizzatoria, ivi compresa quella volta alla salvaguardia paesaggistica di cui all’art. 86, comma 4, del codice delle comunicazioni: Il sistema di telecomunicazione nel cui ambito si inseriscono le stazioni radio base GSM-R di comunicazione ferroviaria viene a configurare, come posto in rilievo dalla ricorrente, una infrastruttura ferroviaria che comprende, alla stregua della normativa nazionale e comunitaria di riferimento (art. 1 del d.P.R. n. 277/1988; 3 del d.lgs. n. 188/2003; regolamento C.E. n. 2598 del 18.12.1979), tutti gli impianti di sicurezza, segnalamento e di telecomunicazione, nonché gli edifici al servizio di detti impianti.

Regola: L’art. 87, comma 3 bis, D.Lgs. 1 agosto 2003, n. 259, così come sostituito dall’art. 1, comma 560, L. 23 dicembre 2005, n. 266 ha fatto venire meno ogni riferimento - per ciò che attiene alla rete GSM-R, esclusivamente volta, questa, ad assicurare la sicurezza ferroviaria sia per ciò che attiene ai lavoratori (addetti alla rete, ovvero circolanti sui treni) che all’utenza - alla disciplina autorizzatoria previgente non solo di carattere urbanistico-edilizio (in cui si collocava la d.i.a., in precedenza prevista ed eliminata dalla novella normativa di cui si discute) ma anche paesaggistico.

Riferimenti Normativi: Art. 87, comma 3 bis, d.lgs. n. 259/2003

Precedenti di interesse:

Testo provvedimento/sentenza:

FATTO e DIRITTO
Con l'odierno ricorso la R.F.I. S.p.a. impugna la determinazione di cui alla nota 23 giugno 2006, prot. n. 3CPS04/34.01.04/10625 - con la quale il Ministero per i beni e le attività culturali ha invitato R.F.I., in sede di installazione degli impianti per la realizzazione della rete di comunicazione ferroviaria GSM-R, ad ottemperare a tutti gli obblighi previsti dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, precisando che i lavori e le opere eseguiti senza autorizzazione o in difformità di essa sono abusivi e per gli stessi verranno applicate le sanzioni previste dal medesimo Codice - chiedendo altresì il riconoscimento del diritto alla realizzazione della rete GSM-R senza necessità di chiedere ed ottenere le autorizzazioni delle Autorità preposte ai vincoli.
Deduce la ricorrente la violazione di legge e l’eccesso di potere sotto vari profili.
Si sono costituite in giudizio le Amministrazioni resistenti deducendo la infondatezza del ricorso e chiedendone il rigetto.
Il ricorso è fondato.
L’odierno ricorso ripropone la questione relativa alla interpretazione del disposto di cui all’art. 87, comma 3 bis, D.Lgs. 1 agosto 2003, n. 259, così come sostituito dall’art. 1, comma 560, L. 23 dicembre 2005, n. 266, già risolta dal Consiglio di Stato con sentenze nn. 1421/2009 e 8705/2009.
Si tratta, in particolare, di stabilire se la disposizione richiamata, nel fare, per la prima volta, espresso riferimento all’applicabilità, per l’installazione degli impianti di cui discute, delle procedure e delle “modalità proprie degli impianti di sicurezza e segnalamento ferroviario” e dopo aver soppresso il riferimento alla d.i.a., abbia inteso o meno derogare anche alla disciplina autorizzatoria paesaggistica di cui all’art. 86 dello stesso codice delle comunicazioni (secondo cui “3. Le infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione, di cui agli articoli 87 e 88, sono assimilate ad ogni effetto alle opere di urbanizzazione primaria di cui all'articolo 16, comma 7, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, pur restando di proprietà dei rispettivi operatori, e ad esse si applica la normativa vigente in materia. 4. Restano ferme le disposizioni a tutela dei beni ambientali e culturali contenute nel decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, nonché le disposizioni a tutela delle servitù militari di cui alla legge 24 dicembre 1976, n. 898”).
Osserva il Collegio - riprendendo e facendo proprie le considerazioni espresse dal Cons. di Stato n. 1421/2009 - che la novella di cui alla L.F. 2006 ha fatto venire meno ogni riferimento - per ciò che attiene alla rete GSM-R, esclusivamente volta, questa, ad assicurare la sicurezza ferroviaria sia per ciò che attiene ai lavoratori (addetti alla rete, ovvero circolanti sui treni) che all’utenza - alla disciplina autorizzatoria previgente non solo di carattere urbanistico-edilizio (in cui si collocava la d.i.a., in precedenza prevista ed eliminata dalla novella normativa di cui si discute) ma anche paesaggistico.
Per motivi di urgenza e rapidità nella realizzazione di tale rete telefonica interna (onere imposto a livello comunitario e strettamente connesso a stringenti esigenze di sicurezza della rete ferroviaria) il legislatore ha ritenuto di dover sopprimere ogni riferimento, al riguardo, all’ordinaria disciplina autorizzatoria, ivi compresa quella volta alla salvaguardia paesaggistica di cui all’art. 86, comma 4, del ripetuto codice delle comunicazioni (norma, previgente, di carattere generale, derogata dalla specifica previsione normativa sopravvenuta contenuta nella legge finanziaria per il 2006, concernente i particolari impianti di cui si tratta).
Il sistema di telecomunicazione nel cui ambito si inseriscono le stazioni radio base di cui è controversia viene a configurare, come posto in rilievo dalla ricorrente, una infrastruttura ferroviaria che, quale quella di specie, comprende, alla stregua della normativa nazionale e comunitaria di riferimento (art. 1 del d.P.R. n. 277/1988; 3 del d.lgs. n. 188/2003; regolamento C.E. n. 2598 del 18.12.1979), tutti gli impianti di sicurezza, segnalamento e di telecomunicazione, nonché gli edifici al servizio di detti impianti.
In questa situazione, rafforzata dall’intervento mirato del legislatore del 2005, è da ritenere che le opere in questione, in quanto assimilate agli impianti di sicurezza e segnalamento ferroviario, siano state, in effetti, con apprezzamento di carattere generale operato a livello normativo primario, riviste alla stregua di quegli interventi di minore impatto paesaggistico che sono disciplinati dall’art. 149 del codice dei beni culturali e del paesaggio, mirando, in effetti, ad un aggiornamento qualitativo della rete, imposto a livello comunitario, riconducibile ad interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria della rete stessa, ritenuti non recare effettivo impatto sul paesaggio e, per ciò stesso, sottratti all’autorizzazione paesaggistica (salvi restando eventuali interventi repressivi nell’ipotesi di impianti eccedenti i limiti di legge ed i fini attraverso di questa perseguiti).
Per i motivi esposti, il ricorso è fondato e, pertanto, deve essere accolto con conseguente annullamento dell’atto impugnato.
Sussistono giusti motivi per dichiarare integralmente compensate le spese di lite tra le parti.
P.Q.M.
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla l’atto impugnato.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.