La certezza del diritto esige che le norme giuridiche siano chiare, precise e prevedibili nei loro effetti, in particolare quando possano avere conseguenze sfavorevoli per gli individui e le imprese.

Tar Lomardia - Milano, Sezione Terza, sentenza n. 1737 del 4 luglio 2011

Mercato: Energia

Tema: dispacciamento energia - reti non interconnesse - partecipazione virtuale al mercato elettrico

Autorità: Tar Lombardia - Milano, Sezione Terza

Provvedimento: sentenza n. 1737 del 4 luglio 2011

In Pillole: Posto che l’isola minore non è collegata neppure indirettamente con la rete di trasmissione nazionale, la partecipazione al mercato elettrico di altri operatori avviene in maniera “virtuale”: si vuole dire che il cliente finale acquista “finanziariamente” energia da un venditore operante nel mercato libero sulla base di prezzi liberamente contrattati, ma “fisicamente” continua a prelevare energia elettrica prodotta dal maggior produttore della rete a cui è connesso.

Regola: Nei settori regolati dalle Autorità, in assenza di un sistema completo e preciso di regole di comportamento con obblighi e divieti fissati dal legislatore, la caduta del valore della legalità sostanziale deve essere compensata, almeno in parte, con un rafforzamento della legalità procedurale, sottoforma di garanzie del contraddittorio. Uno strumento essenziale per arricchire la base conoscitiva dell'attività di regolazione, come è noto, è costituito dalla consultazione preventiva, volta a raccogliere il contributo informativo e valutativo dei soggetti interessati attraverso audizioni e meccanismi di “notice and comment”, con cui viene data preventivamente notizia del progetto di atto e viene consentito agli interessati di fare pervenire le proprie osservazioni.

Riferimenti Normativi: L. n. 481/1995

Precedenti di interesse:

Testo provvedimento/sentenza:

FATTO
1. Le società ricorrenti sono imprese elettriche minori (di seguito le “Imprese”), operanti su isole non interconnesse né direttamente né indirettamente con la RTN, che producono e distribuiscono energia elettrica a prezzi “amministrati”, fissati dall’Autorità Amministrativa in misura inferiore ai costi di esercizio; tale svantaggio comporta, a favore delle dette imprese, la erogazione di integrazioni economiche a carico di un apposito Fondo di compensazione per l’unificazione delle tariffe elettriche, gestito dalla Cassa Conguaglio per il Settore Elettrico (di seguito “CCSE”), tenuto conto dei criteri previamente fissati dall’Autorità. In ordine alle integrazioni tariffarie dovute alle imprese elettriche minori per gli anni 1991 e seguenti, ai sensi dell’articolo 7 comma 3 della legge n. 10/91, il CIP avrebbe dovuto stabilire (dal 1991 in poi) per ogni annualità l’acconto per l’anno in corso ed il conguaglio per l’anno precedente, sulla base dell’ultimo bilancio; tali attribuzioni sono state nel prosieguo rimesse prima alla competenza del Ministero dell’Industria (il quale intervenne con decreto 19.11.1996, poi parzialmente annullato con sentenza T.A.R. Lazio 14.4.1998 n. 841) e, successivamente, a quella della istituita Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas (di seguito, “Autorità” o “AEEG”).
1.1. Sebbene, a decorrere dal 1 luglio 2007 (art. 1 l. 125/2007), fosse stato introdotto il diritto di tutti i clienti finali di poter stipulare contratti di fornitura con aziende di vendita attive nel libero mercato, nelle isole minori ha continuato ad operare un unico soggetto integrato incaricato di produrre, distribuire e vendere energia elettrica ai clienti finali; questi ultimi, pertanto, non potevano scegliere, pur a seguito della liberalizzazione del mercato, un fornitore diverso dal proprio distributore. Per tale motivo, con la regolazione oggetto della presente controversia, l’AEEG ha inteso introdurre gli strumenti tecnici e giuridici necessari a garantire anche agli utenti delle reti non interconnesse una condizione paritaria rispetto agli altri utenti del sistema nazionale.
1.2. In particolare, l’AEEG, con la deliberazione ARG/elt 89/09, ha chiuso l’istruttoria riferita al documento di consultazione n. 26/08, emanando specifiche prescrizioni per l”erogazione del pubblico servizio di dispacciamento dell’energia elettrica nell’ambito di reti non interconnesse con la rete di trasmissione nazionale”.
1.3. La delibera, è bene precisare, dispone anche in materia di unità essenziali per la sicurezza del sistema di cui la delibera n. 111/2006. Tali unità sono finalizzate a predisporre adeguati servizi di riserva di capacità per soddisfare una domanda soggetta ad improvvise variazioni spesso imprevedibili; esse sono idonee, in particolare, a risolvere problematiche di dispacciamento carattere prevalentemente locale. Per quanto riguarda le unità essenziali non di titolarità delle imprese elettriche minori, la delibera riconosce il diritto alla reintegrazione in ragione della essenzialità del servizio svolto da detti impianti; per quanto riguarda gli impianti nella titolarità delle imprese elettriche minori, l’inclusione nel novero delle unità essenziali non ha ripercussioni economiche, ma consente a TERNA di ottenere informazioni sulla natura di tali impianti (permettendo la partecipazione al mercato libero dei clienti finali senza disturbare il normale andamento della borsa elettrica italiana, nella quale vengono registrate le transazioni di energia elettrica).
2. Con ricorso depositato il 27 novembre 2009, le società ricorrenti hanno impugnato la deliberazione ARG/elt 89/09, chiedendo al Tribunale di disporne l’annullamento, in quanto viziata da violazione di legge ed eccesso di potere.
Si è costituita in giudizio l’amministrazione resistente, argomentando l’infondatezza delle ragioni avversarie. E’, poi, intervenuta ad opponendum ENEL PRODUZIONE SPA, invocando l’inammissibilità del ricorso.
Sul contraddittorio così istauratosi, la causa è stata discussa e decisa con sentenza definitiva all’odierna udienza del 14 aprile 2011.
DIRITTO
I. In via pregiudiziale, ENEL PRODUZIONE SPA eccepisce l’inammissibilità del ricorso. L’interveniente, in particolare, ritenendosi soggetto controinteressato in senso formale e sostanziale, denuncia di non aver ricevuto tempestiva notificazione del ricorso introduttivo e, pertanto, di essere stato illegittimamente pretermesso dal presente giudizio.
L’eccezione è infondata dal momento che ENEL non riveste alcuna posizione di controinteresse rispetto ai motivi articolati dalle imprese ricorrenti, i quali sono specificatamente incentrati sulle sole disposizioni regolatorie relative al “dispacciamento virtuale”. L’eventuale annullamento, in parte qua, della delibera impugnata non potrebbe, invero, arrecarle alcuna lesione in considerazione del fatto che la stessa è avvantaggiata dalle distinte ed autonome disposizioni (su cui non insiste alcuna censura di illegittimità) che consentono la remunerazione (dei costi di generazione a copertura della differenza tra i costi e i ricavi conseguenti all’applicazione ai propri clienti finali delle condizioni economiche di fornitura stabilite dall’Autorità per tutti clienti finali) anche delle unità di produzione connesse a reti isolate che non sono gestite da imprese elettriche minori e che, quindi, non beneficiano di integrazioni tariffarie di cui alla l. 10/1991.
Veniamo, ora, alle questioni sollevate dalle istanti società.
II. Le Imprese, in via preliminare, prospettano che la delibera impugnata, nell’introdurre, un sostanziale sovvertimento del sistema di cui all’art 7 della legge 10/91, arrecherebbe loro gravi danni in quanto: a) il sistema di remunerazione viene modificato con inserimenti di meccanismi di mercato regolato “unitamente” alla integrazione verticale e ciò renderebbe incerto il quadro economico di riferimento e la stessa copertura dei costi e apre la strada a nuovi complessi contenziosi sul metodo; b) l’attività di vendita verrebbe sicuramente esclusa dall’integrazione verticale con conseguente immediato danno economico certo; c) i loro impianti verrebbero obbligati a produrre per conto di terzi; d) gli oneri di gestione conseguenti all’introduzione di complessi meccanismi di informatizzazione complicherebbero il quadro operativo, comportando nuovi costi con aggravio organizzativo sul funzionamento della gestione degli impianti.
II.1. Tanto premesso, oltre che a lamentare il mancato rispetto delle regole partecipative, le Imprese hanno eccepito la radicale carenza di potere della Autorità ad abrogare “di fatto”, con un atto amministrativo, il regime giuridico vigente della produzione e distribuzione di energia elettrica stabilito per le imprese elettriche delle isole minori. La fonte legislativa vigente che disciplina il loro regime giuridico e l’integrazione tariffaria è, infatti, costituito dall’art. 7 della legge 10/1991, il quale è perfettamente conforme a quanto previsto dalla disciplina comunitaria per i microsistemi isolati, ai sensi e per gli effetti dell’art 2, paragrafi 26 e 27, della direttiva 54/2003/CE, che dà la facoltà agli Stati membri di salvaguardare la specificità organizzativa della integrazione verticale aziendale per le imprese non interconnesse che riforniscono micro sistemi isolati. Entro tale spazio normativo l’art. 7 citato ha disciplinato il funzionamento del regime di monopolio naturale nel rispetto della riserva di legge di cui all’art. 43 della Costituzione della Repubblica.
II.2. Essendo incontrovertibile il fatto che l’energia in concreto presente nella rete isolata è solo quella prodotta dagli impianti in loco delle imprese produttrici e distributrici, le Imprese lamentano che, per obbligare le imprese a cedere la loro produzione a favore dei venditori virtuali, gli impianti di generazione di loro proprietà sono stati riqualificati come le uniche risorse in grado garantire la continuità del servizio elettrico su tali reti e perciò variamente astretti da diversi obblighi di servizio pubblico. Questa coattiva riconfigurazione configurerebbe, a loro parere, profili di illegittimità attinenti anche ai diritti costituzionali dell’impresa (art. 41) e della proprietà (art 42). Inoltre, con il nuovo regime virtuale, i produttori locali verrebbero esclusi progressivamente dalla vendita: immediatamente privati dei contratti di salvaguardia ed, in prospettiva, con la definitiva apertura del mercato dai contratti (virtuali), anche dei clienti finali in maggior tutela.
II.3. Non sussisterebbe, a parere delle Imprese, alcuna ratio di interesse pubblico dell’intervento operato. Nelle isole minori non c’era e non c’è alcun problema di dispacciamento dell’energia essendo il trasporto dell'energia assicurata dall’impresa produttrice/distributrice in quanto tale, e non c'è neppure un problema fisico di approvvigionamento di energia, come si afferma invece nella delibera impugnata, in quanto l'approvvigionamento è, nel sistema locale isolato, da sempre assicurato dalle imprese produttrici/distributrici ivi operanti. Pertanto, in presenza “dell'auto approvvigionamento di energia” non ci sarebbe necessità alcuna di trasformare gli impianti esistenti in impianti che risultino essenziali per la sicurezza degli ambiti territoriali serviti.
II.4. Si afferma l’impossibilità fisica e conseguentemente giuridica di configurare un ipotetico dispacciamento virtuale essendo acclarato, nella rego1azione di settore, che non vi può essere dispacciamento senza al contempo trasporto di energia a partire da impianti di generazione allacciati a reti interconnesse. La connessione (comunque necessariamente fisica) degli operatori alla rete di trasmissione avviene, ai sensi della specifica legislazione, su base volontaria, mentre non sussiste alcun potere dell'Autorità atto a imporre obblighi di connessioni (addirittura solo virtuale) in capo a terzi non richiedenti. Si contesta, all’uopo, la violazione e falsa applicazione dell’art 2 del d.lgs. 79/99, nonché dell’art. l, comma 2, lett. c), della legge 39/2004 in relazione alla istituita disciplina del dispacciamento in assenza di interconnessione nonché l’eccesso di potere per falsità dei presupposti perché vengono travisate, nella lettera e nella ratio, le norme che si ritiene di applicare.
II.5. Si assume, sotto altro connesso profilo, che le imprese elettriche delle isole non rientrino nell’ambito delle competenze del Gestore della rete di trasmissione; sicché quest’ultimo non avrebbe, nei loro confronti, data l’insussistenza dell’interconnessione, alcun potere di imposizione di obblighi o qualsivoglia potestà di esercizio di discrezionalità tecnica, con violazione e falsa applicazione dell'art 5 del d.lgs. 79/99. Viene denunciata, altresì, la violazione e falsa applicazione dell’art 3, comma 30, del d.lgs. 79/99 relativo alla concessione di trasmissione e dispacciamento della rete unificata nazionale e del comma 7 sulla delimitazione dell’ambito della rete nazionale (anche in relazione all’errata interpretazione ed applicazione del d.p.c.m. 11 maggio 2004).
III. I motivi di ricorso, sinteticamente riportati, sono infondati per i seguenti motivi.
III.1. Preliminarmente, nel rigettare la doglianza volta a stigmatizzare il mancato rispetto delle regole procedimentali e partecipative prescritte dall’art. 2, comma 24, della legge n. 481/1995 e dagli art. 7 ss. della legge 7 agosto 1990, n. 241, è utile rammentare il principio giurisprudenziale secondo cui l’esercizio di poteri regolatori da parte di Autorità, poste al di fuori della tradizionale tripartizione dei poteri e al di fuori del circuito di responsabilità delineato dall'art. 95 della Costituzione, è giustificato anche in base all’esistenza di un procedimento partecipativo, inteso come strumento della partecipazione dei soggetti interessati sostitutivo della dialettica propria delle strutture rappresentative. Nei settori regolati dalle Autorità, in assenza di un sistema completo e preciso di regole di comportamento con obblighi e divieti fissati dal legislatore, la caduta del valore della legalità sostanziale deve essere compensata, almeno in parte, con un rafforzamento della legalità procedurale, sottoforma di garanzie del contraddittorio. Uno strumento essenziale per arricchire la base conoscitiva dell'attività di regolazione, come è noto, è costituito dalla consultazione preventiva, volta a raccogliere il contributo informativo e valutativo dei soggetti interessati attraverso audizioni e meccanismi di “notice and comment”, con cui viene data preventivamente notizia del progetto di atto e viene consentito agli interessati di fare pervenire le proprie osservazioni (cfr. ex multiis, Consiglio Stato, sez. VI, 1 ottobre 2002 n. 5105; Consiglio Stato, sez. VI, 11 aprile 2006 n. 2007; Consiglio Stato, sez. VI, 2 marzo 2010 n. 1215).
Orbene, se l’attività regolatoria posta in essere senza contraddittorio con i soggetti interessati ovvero senza il rispetto delle forme stabilite dalla stessa Autorità per l’acquisizione degli interessi da ponderare non può che dirsi viziata, diversamente (ed è questa la fattispecie che ricorre) il semplice mancato accoglimento delle prospettazioni avanzate dagli stakeholders, oltre a non richiedere una specifica confutazione per ciascuna di esse, neppure ridonda di per sé in eccesso di potere. Nella specie, il provvedimento impugnato è stato proceduto dalla diffusione del documento di consultazione n. 26/2008 avente a precipuo oggetto: “dispacciamento reti non interconnesse – erogazione del pubblico servizio di dispacciamento dell’energia elettrica nell’ambito di reti non interconnesse con il sistema elettrico nazionale”. Tale documento ha reso di pubblica evidenza l’intenzione dell’Autorità in ordine alla adozione di provvedimenti in grado di rispondere a una serie di criticità emerse nell’esercizio delle reti non interconnesse con la rete di trasmissione nazionale, garantendo agli utenti allacciati a tali reti, sia produttori che clienti in prelievo, una condizione paritaria rispetto agli altri utenti del sistema nazionale; contestualmente sono stati esplicitati sia gli elementi essenziali della proposta, sia è stata sottoposta alla consultazione pubblica lo schema di provvedimento.
III.2. Veniamo al merito della regolazione.
La delibera impugnata ha inteso realizzare la completa apertura del mercato elettrico per tutti clienti finali, ovvero indipendentemente dal sito di connessione. Ai fini della estensione delle regole del mercato elettrico anche a questi ambiti territoriali, è stato rimosso l’ostacolo consistente nel fatto che la disciplina del dispacciamento elettrico previgente non poteva trovare applicazione nelle aree del territorio nazionale fornite da reti non interconnesse; difatti, la particolarità fisica dei sistemi elettrici delle isole minori rendeva impraticabile l’applicazione delle medesime modalità di gestione delle immissioni e dei prelievi di energia elettrica adottato per i punti di dispacciamento connessi alle reti interconnesse con la rete di trasmissione nazionale. Ecco allora che la partecipazione al mercato elettrico dei punti di immissione e prelievo appartenenti a reti non interconnesse viene ora consentita per mezzo: a) della creazione di punti di dispacciamento isolati, ovvero distinti da tutti gli altri punti di dispacciamento, per ciascuna rete non interconnessa b) dell’individuazione di un “utente bilanciatore”, cui verranno automaticamente imputati da parte del Gestore del mercato elettrico dei programmi di immissione o prelievo tali da bilanciare il programma complessivo risultante dagli altri punti di dispacciamento appartenenti alla medesima rete (tali punti di dispacciamento isolati, ai fini della partecipazione al mercato elettrico e della determinazione delle partite economiche relative al servizio di dispacciamento, vengono considerati ricompresi in una zona della rete rilevante identificata da Terna).
In definitiva, posto che l’isola minore non è collegata neppure indirettamente con la rete di trasmissione nazionale, la partecipazione al mercato elettrico di altri operatori avviene in maniera “virtuale”: si vuole dire che il cliente finale acquista “finanziariamente” energia da un venditore operante nel mercato libero sulla base di prezzi liberamente contrattati, ma “fisicamente” continua a prelevare energia elettrica prodotta dal maggior produttore della rete a cui è connesso. Invero, il sistema “convenzionale” appena descritto non è dissimile da quello comunemente operante nel sistema nazionale interconnesso, ove è possibile la stipulazione di contratti regolati soltanto “finanziariamente” tra soggetti operanti nel mercato libero, del tutto indipendentemente dalla reale fornitura elettrica al cliente interessato (la difesa erariale, opportunamente, fa l’esempio di una società del nord che può liberamente stipulare contratti di fornitura con clienti connessi alla rete siciliana, senza che vi sia vi una fornitura fisica di energia elettrica tra venditore e cliente). La particolarità è che, nel caso delle reti non interconnesse, data la impossibilità strutturale della rete di trasmissione nazionale di farsi carico del dispacciamento dell’energia sottesa ai contratti di vendita derivati conclusi altrove, si sottopongono le imprese ricorrenti agli obblighi di approvvigionamento di cui alla lettera b) del citato articolo l, comma 2, della legge 239/04 (secondo cui la gestione di infrastrutture di approvvigionamento di energia connesse alle attività di trasporto e dispacciamento di energia a rete, sono di interesse pubblico e sono sottoposte agli obblighi di servizio pubblico derivanti dalla normativa comunitaria, dalla legislazione vigente e da apposite convenzioni con le autorità competenti).
L’introduzione di tali meccanismi di mercato, nel quadro della integrazione verticale delle isole minori, non ha alcuna portata ablatoria della libera iniziativa economica delle Imprese. Queste ultime, in primo luogo, continueranno a produrre energia anche per quei clienti che dovessero decidere di cambiare fornitore, incamerando sia il corrispettivo della energia prodotta (godendo della integrazione tariffaria) sia il corrispettivo per l’attività di distribuzione da parte del fornitore “esterno”. Inoltre, esse non sono di certo espunte dal mercato della vendita, nel cui segmento potranno continuare ad operare sebbene, a partire dalla nuova regolazione, in concorrenza con gli altri operatori economici: a questa stregua, la scelta del cliente finale di cambiare fornitore, rappresenta soltanto l’inverarsi del rischio imprenditoriale connesso alla liberalizzazione del mercato.
III.3. Così ricostruito il fondamento tecnico ed economico del disposto regolatorio, deve osservarsi che esso, non solo non contrasta né con la legge né con il diritto dell’Unione, ma al contrario ne rappresenta il conseguente e coerente sviluppo a livello “secondario”. La legge n. 125/2007, successiva alla legge che ha introdotto il regime di integrazione verticale di cui alla legge 10/1991, nel sancire, in attuazione delle disposizioni comunitarie in materia di liberalizzazione dei mercati dell’energia, il diritto per tutti i clienti finali di poter stipulare contratti di fornitura con aziende di vendita attive nel libero mercato diverse dal proprio distributore, non pone alcuna eccezione per i clienti delle isole minori. Neppure sussiste alcuna disposizione normativa che autorizzi a ritenere sussistere, in capo alle Imprese la titolarità di diritti esclusivi con riguardo al segmento della vendita.
Il diritto dell’Unione, d’altro canto, dispone che le imprese incaricate della gestione di servizi d’interesse economico generale sono sottoposte alle norme del Trattato, in particolare alle regole di concorrenza. Si può giustificare la concessione, da parte di uno Stato membro, a un’impresa incaricata della gestione di servizi di interesse economico generale di diritti esclusivi contrari soltanto qualora l’adempimento della specifica missione affidatale possa essere garantito unicamente grazie alla concessione di tali diritti. Nel caso di specie, mercè la praticabilità dei meccanismi convenzionali e tecnici sopra descritti, non si vede quali argomenti di carattere economico e giuridico possano giustificare, per i clienti della rete non interconnessa, la sottrazione del segmento della vendita dal mercato. La stessa direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 26 giugno 2003, 2003/54/CE, richiamata dalle stesse Imprese, al sesto e settimo “considerando”, prevede che l’accesso alla rete senza discriminazioni, trasparente e a prezzi ragionevoli è necessario per il buon funzionamento della concorrenza ed è di fondamentale importanza per completare il mercato interno dell’energia elettrica; il quarto “considerando” della direttiva precisa che un mercato completamente aperto deve consentire al consumatore la libera scelta dei fornitori e ad ogni fornitore la libera fornitura ai propri clienti. Per garantire che i clienti idonei possano scegliere liberamente i loro fornitori, questi ultimi devono poter accedere alle reti di trasmissione e di distribuzione che trasportano l’elettricità fino al cliente e, dall’altro, che il libero accesso dei terzi alle reti di trasporto e di distribuzione costituisce una delle misure essenziali che gli Stati membri sono tenuti ad attuare per completare il mercato interno dell’energia elettrica. Orbene, l’accesso alle reti non interconnesse, sebbene necessariamente prefigurato dall’Autorità in termini convenzionali, risponde pienamente al paradigma comunitario. Anche la recente Direttiva 2009/72/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 13 luglio 2009 (relativa a norme comuni per il mercato interno dell’energia elettrica e che abroga la direttiva 2003/54/CE), nell’invitare le autorità di regolamentazione ad agevolare l’integrazione dei sistemi isolati (art. 6), prevede nel caso dei sistemi isolati, l’onere di inoltrare alla Commissione eventuali richieste di deroga alle pertinenti disposizioni della direttiva (art. 44).
L’obbligo di approvvigionamento, poi, risponde pienamente alla nozione comunitaria di obblighi relativi al servizio pubblico, consentite dal diritto dell’Unione, al fine di garantire alle società dell’Unione che operano nel settore dell’energia elettrica parità di accesso ai consumatori nazionali, nel rispetto del principio di proporzionalità ovvero nella misura necessaria al conseguimento dell'obiettivo di interesse economico generale da essi perseguito (cfr. l’art. 3 della direttiva citata) e purché trasparenti, non discriminatori e verificabili.
III.4. Circa il fondamento positivo del potere dell’AEEG, occorre una premessa.
Il principio di legalità, come è noto, opera anche sul piano soggettivo in sede di distribuzione dei poteri fra i diversi organi pubblici e trova referente nell’art. 97 della Costituzione, che rimette alla legge l’organizzazione dei pubblici uffici. Sebbene tale principio non riceva deroga con riguardo alle autorità indipendenti, deve osservarsi che, essendosi il legislatore, nel selezionare le funzioni demandate a ciascuna autorità (cfr. l. n. 481/1995), servito di formule generali ed elastiche enunciate “per obiettivi”, né ha per ciò solo accettato una sua declinazione “debole”, compatibile con la Costituzione ogni qual volta non si versi a fronte di determinazioni provvedimentali di contenuto ablatorio delle situazioni soggettive dei destinatari. In definitiva il principio di legalità, in tal caso, non si attualizza necessariamente nella previsione di fattispecie provvedimentali tipiche attraverso le quali si esprime la posizione di preminenza della pubblica autorità, potendo la tipologia ed il contenuto dell’atto di regolazione non richiedere un immediato e diretto referente normativo, purché sia espressione di un potere effettivamente rientrante nella funzioni assegnate all’Autorità.
Tanto premesso in termini generali, la base legislativa del potere speso dall’AEEG ben può ravvisarsi nell'articolo 3, comma 3, d.lgs. n. 79/1999 che assegna all’Autorità il compito fissare le condizioni atte a garantire a tutti gli utenti della rete la libertà di accesso a parità di condizioni, l'imparzialità e la neutralità del servizio di trasmissione e dispacciamento; nell’articolo 2, comma 12, legge 481 1995, che assegna all’Autorità la funzione di controllare che le condizioni e le modalità di accesso per i soggetti esercenti i servizi, comunque stabilite, siano attuate nel rispetto dei principi della concorrenza e della trasparenza; nell’articolo 1, comma 3, lettera c) l. 239/2004, il quale contempla, tra gli obiettivi generali di politica energetica del Paese, il cui conseguimento è assicurato sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione, adeguatezza e leale collaborazione dallo Stato, dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas, quello di assicurare l’economicità dell'energia offerta ai clienti finali e le condizioni di non discriminazione degli operatori nel territorio nazionale, anche al fine di promuovere la competitività del sistema economico del Paese nel contesto europeo e internazionale.
III.5. Sotto altro profilo, il gestore della rete (cfr. art. 3, comma 5, d.lgs. 16 marzo 1999 n. 79) è concessionario delle attività di trasmissione e dispacciamento (con tale ultima espressione intendendosi l’attività diretta ad impartire disposizioni per l’utilizzazione e l'esercizio coordinati degli impianti di produzione, della rete di trasmissione e dei servizi ausiliari); il Gestore, in conformità degli indirizzi dell’AEEG, con proprie delibere, stabilisce le regole tecniche per il dispacciamento e quelle, di carattere obiettivo e non discriminatorio, in materia di progettazione e funzionamento degli impianti di generazione, delle reti di distribuzione, delle apparecchiature direttamente connesse, dei circuiti di interconnessione e delle linee dirette, al fine di garantire la più idonea connessione alla rete di trasmissione nazionale nonché la sicurezza e la connessione operativa tra le reti. Tanto premesso, non vi sono ostacoli giuridici o tecnici a che l’attività di dispacciamento e le altre prerogative del Gestore siano esercitate anche con riguardo alla rete non interconnessa. Ai sensi dell’art. 1, comma 1, d.lgs. 16 marzo 1999 n. 79, le attività di trasmissione e dispacciamento sono riservate allo Stato ed attribuite in concessione al gestore della rete di trasmissione nazionale; la concessione delle attività di trasmissione e dispacciamento dell'energia elettrica (ad opera prima del decreto del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato del 17 luglio 2000; poi del DPCN 11 maggio 2004 che ha disposto l’unificazione della proprietà e della gestione della rete elettrica nazionale di trasmissione) identifica l’ambito di competenza con l’intero territorio nazionale, nel cui ambito, come è ovvio, si devono ricomprendere anche le isole e le regioni insulari. Come evidenziato dalla difesa erariale, ciò consente a TERNA di coordinare le tempistiche di manutenzione degli impianti delle imprese elettriche minori, così come avviene per tutte le altre unità essenziali a garanzia della sicurezza del sistema e della corretta erogazione del servizio per gli utenti (quanto alla dissociazione tra attività di dispacciamento e bilanciamento, è stato evidenziato, altresì, dall’Autorità, come, in particolare assetti di rete, non limitatamente dunque alle regioni insulari, può avvenire che, a seguito di mancanza di capacità di trasporto, uno o più impianti siano chiamati a fornire servizi di bilanciamento sulla rete locale; tale fattispecie, che determina di fatto una suddivisione tra responsabile del dispacciamento nel territorio nazionale e responsabile locale del bilanciamento, per il quale è prevista un’adeguata remunerazione, è analoga a quella che si realizza per le imprese minori).
III.6. Allo stato, poi, è del tutto eventuale la lesione derivante dalla modifica del sistema di remunerazione riconosciuto per legge alle imprese elettriche minori. Effettivamente, con il documento di consultazione n. 34/07 (avente ad oggetto “Tariffe per l’erogazione dei servizi di trasmissione, distribuzione e misura dell’energia elettrica per il periodo 2008-2011”), l’Autorità aveva formulato una ipotesi di riforma del meccanismo dell’integrazione tariffaria, prospettando per le Imprese elettriche minori non interconnesse con la RTN (IEMNI), il passaggio ad un regime tariffario basato sulla perequazione speciale e sui costi medi. Tuttavia, a seguito delle osservazioni formulate dall’UNIEM, l’AEEG, con la delibera n. 348/07 del 29 dicembre 2007 (“Testo integrato delle disposizioni dell’autorità per l'energia elettrica e il gas per l'erogazione dei servizi di trasmissione, distribuzione e misura dell’energia elettrica per il periodo di regolazione 2008-2011 e disposizioni in materia di condizioni economiche per l'erogazione del servizio di connessione”), ha ritenuto opportuno rinviare il completamento del procedimento di riforma dell’attuale regime di integrazione tariffaria, prevedendo una proroga fino al 31 dicembre 2008 dell’attuale regime di riconoscimento dei costi e delle integrazioni tariffarie così da poterlo inserire in una più generale revisione della regolazione dei sistemi elettrici integrati insulari. La delibera impugnata espressamente dispone, per ragioni di opportunità, di mantenere allo stato in vigore il regime della integrazione verticale di cui all’art. 7 della legge n. 10/91.
III.7. Da ultimo, non è fondato il timore che, per effetto della delibera impugnata, dal 1 gennaio 2010, le imprese elettriche minori debbano perdere automaticamente i clienti di salvaguardia e di maggior tutela. Per quanto riguarda il regime di maggior tutela, la delibera impugnata prevede espressamente la continuità di irrogazione secondo le modalità vigenti, ovvero il servizio è erogato direttamente dalle imprese elettrica minore interessata co le integrazioni tariffarie oggi previste (cfr. art. 6.3. allegato A: “l’Acquirente unico non stipula contratti di cessione di energia elettrica con imprese elettriche minori per la fornitura dei clienti del mercato tutelato, per i quali si applicano le modalità di fornitura attualmente vigenti sino a nuovo provvedimento dell’Autorità”); per quanto riguarda l’erogazione del servizio di salvaguardia si prevede che esso è garantito dai soggetti individuati dalle procedure concorsuali di cui al decreto 23 novembre 2007 (cui possono partecipare fornitori operanti nel mercato), secondo le modalità previste dalla deliberazione n. 337/07 anche per i clienti finali connessi a reti non interconnesse (articolo 6.4. Allegato A).
IV. Le spese di lite seguono la soccombenza come di norma nei rapporti con l’amministrazione resistente. Sono compensate nei rapporti con TERNA SPA, costituitasi con memoria di mero stile, e nei rapporti con l’interveniente ENEL PRODUZIONE SPA, sussistendo giusti motivi al riguardo.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto:
RIGETTA il ricorso;
CONDANNA in solido le società ricorrenti e l’U.N.I.E.M. al pagamento delle spese di lite in favore dell’amministrazione resistente che si liquida in € 1.600,00, oltre IVA e CPA come per legge.
COMPENSA interamente le spese nei rapporti con TERNA SPA e con l’interveniente ENEL PRODUZIONE SPA.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.