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Consiglio di Stato, Sezione Quinta, sentenza n. 875 del 13 febbraio 2013

Mercato: Beni pubblici

Tema: contributo di bonifica

Autorità: Consiglio di Stato, Sezione Quinta

Provvedimento: sentenza n. 875 del 13 febbraio 2013

In Pillole: Ha carattere immediatamente lesivo l’atto regolamentare con il quale è direttamente fissato l’aumento di un contributo, giungendosi per contro ad opposta conclusione con riguardo al distinto atto regolamentare nel quale si fissa la formula matematica per stabilire il valore imponibile.

Regola: Il piano di classifica degli immobili di un comprensorio di bonifica ha natura di atto regolamentare ed è privo di immediata lesività. Questo infatti si limita a stabilire i criteri per il calcolo del contributo per gli immobili, richiedendo, per la sua concreta applicazione, la previa individuazione del valore base degli stessi, mediante un procedimento di accertamento. Non di meno, il contributo di bonifica deve essere proporzionato ai benefici ottenuti da ciascun proprietario dall’attività consortile, coerentemente con la natura di onere reale di detta prestazione imposta, indipendentemente quindi dalla destinazione impressa al fondo per il quale il contributo è dovuto.

Riferimenti Normativi:

Precedenti di interesse:

Testo provvedimento/sentenza:

FATTO
Con la sentenza in epigrafe il Tar Toscana ha dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione l’impugnativa proposta da Enel Produzione s.p.a. avverso il ruolo di contribuenza per l'anno 2004 degli immobili di sua proprietà, siti nel Comprensorio di bonifica della Valle del Serchio, e conseguente avviso bonario di pagamento, ed ha dichiarato irricevibile l’impugnativa promossa dalla medesima società avverso il Piano di classifica definitivo degli immobili ubicati nel medesimo Comprensorio, sulla cui base erano stati emanati i predetti atti.
Con sentenza non definitiva del 28 maggio 2012, n. 3130, l’impugnativa avverso la statuizione di inammissibilità per difetto di giurisdizione emessa dal TAR è stata respinta, salva la precisazione che la giurisdizione sul ruolo di contribuenza e pedissequo avviso bonario spetta al giudice tributario.
All’udienza pubblica del 9 ottobre 2012 la causa è stata trattenuta in decisione sulla declaratoria di irricevibilità dell’impugnativa avverso il piano di classifica.
DIRITTO
1. Oggetto del giudizio è la delibera dell’Unione comunale odierna appellata n. 5 del 23 aprile 2004 con la quale è stato approvato il piano di classifica degli immobili del comprensorio di bonifica ed in coerenza del quale è stato formato il ruolo di contribuenza impugnato, unitamente alla presupposta delibera, da Enel Produzione.
Il TAR, come detto, in parte qua, ha dichiarato la irricevibilità dell’impugnativa avverso il piano di classifica.
2. L’appellante , in memoria conclusionale, sostiene che il piano ha natura di atto regolamentare ed è quindi privo di immediata lesività, come nel caso di specie deve oltretutto arguirsi tanto dal rinvio da esso operato, per gli immobili del tipo di quello di proprietà di essa appellate (diga, relativo bacino di ritenuta e correlato impianto idroelettrico), “ad un particolare procedimento accertativo da parte dell’Ente Gestore”, quanto dal ricorso a modelli di stampo convenzionale per la riscossione dei contributi consortili.
Soggiunge l’appellante che a diversa conclusione non può pervenirsi avendo riguardo alla circostanza che l’atto in questione contiene già la formula matematica per calcolare il valore imponibile, giacché il procedimento cui esso fa rinvio si pone come antecedente accertativo necessario al fine di determinare la base di calcolo attraverso la predetta formula.
3. Il motivo è fondato.
Va innanzitutto osservato che in termini si registra la pronuncia n. 3946 del 17 giugno 2009 della VI Sezione di questo Consiglio.
Contrariamente a quanto ritiene l’Unione comunale appellata, nel citato precedente si è stabilito che ha carattere immediatamente lesivo l’atto regolamentare con il quale è direttamente fissato l’aumento del contributo, giungendosi per contro ad opposta conclusione con riguardo al distinto atto regolamentare nel quale si era fissata la formula matematica per stabilire il valore imponibile.
Proprio in quest’ultima ipotesi rientra il piano di classifica oggetto della presente impugnativa, essendosi esso limitato a stabilire i criteri per il calcolo del contributo per gli immobili del tipo di quelli oggetto della pretesa impositiva su cui si controverte tra le parti in causa (cfr. il par. II, cap. 5 del piano di classifica). Formula che – come correttamente osserva l’Enel – richiede per la sua concreta applicazione la previa individuazione del valore base degli immobili, mediante un procedimento di accertamento.
L’assunto è nel caso di specie confermato dal comportamento tenuto dall’Unione, che in applicazione delle disposizioni regolamentari in questione ha in effetti avviato un contraddittorio con la società appellante.
3.1 Sulla base di questi rilievi diviene inconferente anche l’assunto dell’Unione comunale secondo cui l’impugnativa sarebbe comunque tardiva perché la ridetta società era comunque a conoscenza del piano sin dal luglio del 2004.
Al riguardo deve invece condividersi quanto sul punto sostiene quest’ultima e cioè che la lesività del piano si è attualizzata solo con la nota 15 marzo 2005, n. 2279, con cui l’ente impositore ha comunicato l’esistenza del piano di classifica, sulla cui base aveva già provveduto ad iscrivere gli immobili di proprietà dell’Enel nel ruolo di contribuenza. Rispetto a tale momento la conseguente impugnativa, a mezzo di ricorso straordinario a Capo dello Stato notificato il 27 giugno successivo, deve dunque ritenersi tempestiva.
4. Si può quindi passare ad esaminare nel merito i motivi di doglianza avverso il piano di cui al ricorso di primo grado, riproposti dall’Enel con l’atto d’appello.
4.1 Con un primo motivo si sostiene che il contributo di bonifica deve essere proporzionato ai benefici ottenuti da ciascun proprietario dall’attività consortile, coerentemente con la natura di onere reale di detta prestazione imposta, indipendentemente quindi dalla destinazione impressa al fondo per il quale il contributo è dovuto.
Nel motivo l’Enel osserva che i criteri fissati nel piano impugnato non sono coerenti con il principio ora enunciato, visto che essi fanno riferimento, tra l’altro, all’ubicazione nell’ambito del bacino idrografico ed al reddito catastale dell’immobile. Inoltre, l’appellante lamenta che per la determinazione del contributo l’Unione appellata ha deciso di fare riferimento non solo ai fondi ma anche agli impianti su di essa esistenti, in tal modo giungendo ad una duplicazione del peso consortile, contestualmente disconoscendo i benefici che quelli da essa gestiti apportano al sistema idrico del comprensorio. Infine, lamenta che l’Unione comunale appellata non è addivenuta alla stipula della convenzione pluriennale prevista dal par. 4.2 della parte II del piano per la riscossione del contributo.
4.2 Con un secondo motivo si ripropongono le censure di ingiustizia ed illogicità indirizzate avverso la nota di prot. n. 9310/2.13 del 6 dicembre 2005, con i quali l’ente odierno appellato, preso atto del fatto che l’impianto di proprietà dell’Enel non è censito in catasto, ha comunicato i dati tecnici sulla base dei quali quantificare il valore dello stesso.
Si stigmatizza nuovamente il riferimento ad impianti anziché a fondi; si critica la stima del valore dell’impianto complessivo sulla base del costo presunto di costruzione della diga, che di esso è solo una pertinenza, quando invece dovrebbe farsi riferimento alla rendita di bilancio del primo, nonché il prezziario e l’indice di vetustà, impiegato per quest’ultima. Si sottolinea inoltre l’incoerenza di tali criteri con la posizione di essa appellante, concessionaria di un opera pubblica che con essa contribuisce alla bonifica ed alla sistemazione idraulica del consorzio.
5. Nel costituirsi in giudizio, l’Unione dei Comuni Media Valle Serchio ha replicato alle doglianze avversarie, sottolineando che il contributo in contestazione è giustificato dal beneficio derivante dall’esercizio delle funzioni di difesa e sistemazione idraulica ex r.d. n. 532/1904, attribuite dalla l.r. della Toscana n. 34/1994 alle comunità montane in luogo dei disciolti consorzi idraulici di bonifica e scolo, in coerenza del quale il piano di classifica degli immobili impugnato ha enucleato il criterio dell’incremento del valore dei fondi compresi nell’ambito consortile.
6. Il primo motivo d’appello è fondato.
L’argomentazione difensiva ora esposta non pare rispondere al principio espresso dalle Sezioni unite della Cassazione nella sentenza 14 ottobre 1996, n. 8960, pur richiamata dall’amministrazione resistente nella propria memoria costitutiva in questo giudizio d’appello, in virtù del quale l’onere probatorio del maggior beneficio è a carico del consorzio impositore.
A questo riguardo, in primo luogo non basta ricordare di essere titolare di una competenza amministrativa che astrattamente potrebbe apportare benefici al contribuente, ma occorre provare, e prima ancora allegare, di avere svolto effettivamente opere di sistemazione e miglioramento idraulico, positivamente riverberatesi sul fondo sotto forma di aumento di valore (cfr., da ultimo, Cass., sez. un., 12 giugno 2007, n. 16428, che ha ricondotto il presupposto del beneficio fondiario al fondamento costituzionale ex art. 23 Cost. dell’obbligo contributivo in esame).
In secondo luogo, l’impiego a tale scopo di un parametro basato su stime forfettarie del tipo di quelle impiegate per la determinazione della rendita catastale si pone in contraddizione con la regola probatoria sopra enunciata. Del pari, non è conforme ai principi enunciati in materia dalla Cassazione l’impiego di criteri legati al valore degli impianti insistenti sul fondo ubicato nel consorzio, perché è solo a quest’ultimo che occorre avere riguardo, pena altrimenti la duplicazione dell’onere economico riveniente dall’imposizione del contributo.
7. L’accoglimento del motivo in esame è sufficiente a condurre all’annullamento in parte qua del piano di classifica impugnato, potendosi conseguentemente assorbire l’altra censura in cui si sostanzia il presente appello.
Le spese del doppio grado di giudizio, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza.
P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta)
definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei sensi di cui in motivazione per quanto di residuo interesse e per l’effetto, in parziale riforma della sentenza di primo grado, accoglie il ricorso di primo grado, annullando in parte qua il regolamento impugnato.
Condanna l’amministrazione resistente appellata alle spese del doppio grado di giudizio, liquidate in € 6.000,00, oltre agli accessori di legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.